Arroccati sulla rupe tufacea di fronte alla facciata del Palazzo Farnese si stagliano la chiesa e il convento di Santa Teresa, nei pressi del luogo dove sorgeva un oratorio di origine medievale dedicato a Santa Maria e San Silvestro. Il complesso fu costruito per una comunità di Carmelitani Scalzi da Girolamo Rainaldi su iniziativa del cardinale Odoardo Farnese tra la fine del 1620 ed il 1623 (anche se alcuni lavori si protrassero fino al 1628). Il convento per molto tempo fu destinato alla formazione culturale e spirituale degli alunni dell’Ordine Carmelitano Teresiano fino al 1968. Nella ricca biblioteca si conservano due manoscritti originali di S. Teresa. Oggi il convento è un centro di spiritualità e di ospitalità. Annesso al convento è la chiesa di Santa Teresa, di notevole valore architettonico. La sua facciata barocca in peperino precede un interno ricco di opere importanti: la pala dell’altare maggiore raffigurante la Madonna con il Bambino, Santa Teresa d’Avila e San Giuseppe, attribuita a Guido Reni, sull’altare di sinistra San Silvestro Papa che vince il drago, realizzata tra il 1627 ed il 1629 da Giovanni Lanfranco, a destra, sull’altare centrale si trova un dipinto raffigurante la predicazione di San Antonio da Padova, eseguito da Alessandro Turchi detto il Veronese sempre tra il 1627 ed il 1629.
—
LA CHIESA. Originariamente dei SS. Maria e Silvestro e attualmente di S. TERESA, fu fon-data nel 1621 per la munificenza del Card. Odoardo Farnese. Sia la facciata che l’interno, del primo periodo barocco, sono dovuti a Gerolamo RAINALDI (1570-1655) coadiuvato da Martino LONGHI il giovane (1602-1660).
L’interno è a pianta rettangolare, adorno di lesene ioniche. Il vano centrale ha ai lati due na-vatelle separate da arcate a tutto sesto chiuse da balaustre. Tutto in peperino grigio.
Le tele di particolare valore: a sinistra di chi entra, S. Silvestro Papa uccide il drago pestifero. Quadro a olio su tela (m. 2×1,15). Ne è autore Giovanni LANFRANCO, nato a Parma nel 1582, morto a Roma nel 1647. Esegui l’opera tra il 1627 e il 1629, su commissione del Card. Odoardo Farnese.
A destra di chi entra, Predicazione di S. Antonio. Quadro su tela a olio (m. 2×1,80). La tela è di Alessandro TURCHI detto l’Orbetto, nato nel 1581 a Verona, perciò chiamato anche il Vero-nese, e morto a Roma nel 1650. L’opera fu eseguita dal 1627 al 1629, sempre su commissione dello stes-so Card. Farnese.
Sull’altare maggiore: Vergine col Bambino ed i Santi Giuseppe e Teresa d’Avila. Quadro a olio su tela (m. 2,50×1,70). Il dipinto, malnoto quantunque fosse citato dalle fonti, è conservato nella sede originaria, ed, «in condizioni di eccezionale intattezza» (Zeri). La cronologia esecutiva viene precisata dallo studioso d’arte Carlo Lotti sulla base di un’approfondita ricerca filolo-gica. Guido RENI (1575-1642), dipinse l’opera nell’autunno dell’anno 1621 su commessa del Card. Odoar-do Farnese in occasione della canonizzazione della Santa spagnola, avvenuta nel marzo del 1622. L’im-portante tela, della quale esiste una copia nella Chiesa dei SS. Marcellino e Pietro in Roma, è stata recentemente (marzo 1989) annoverata tra i massimi capolavori della pittura italiana del XVII sec. (Carlo Lotti Claudio Strinati – Federico Zeri).
Le altre tele, poste sui confessionali e tutte ispirate a scene belliche del Vecchio Testamento, sono attribuite al carmelitano scalzo Fra LUCA DI S. CARLO, nato a Nevers nel 1612 e morto a Roma nel 1682. Sono di scuola fiamminga. Rispettivamente: sul confessionale, procedendo a destra, tela a olio (m. 2,50×1,80), Giaele uccide Sisara; segue sull’altro confessionale, sempre a destra, la tela a olio (m. 2,50×1,80) Giosuè ferma il sole; nel confessionale di rimpetto tela a olio (m. 2,50×1,80), David uccide Golia; prima di uscire, sul confessionale, tela a olio (m. 2,50×1,80), Giuditta uccide Oloferne.
L’ANDRONE DELLA SACRESTIA. Grande tela a olio (m. 3,25×1,50): Gesù servito da Angeli dopo la tentazione. Tema non molto comune, ma di autore ignoto. Fu donato dal Card. Farnese verso il 1625. Come furono donati anche gli antichi paramenti lavorati a mano.
LA SACRESTIA. Tutta in legno di noce. Di stile cinquecentesco, anche se eseguita nei pri-mi del 1600, è di rara eleganza. Non se ne conosce l’autore. Ricorrente il giglio farnesiano in bronzo dorato. Sul timpano spezzato vi è lo stemma del Card. Odoardo Farnese. Da notare la particolare com-posizione, nei tiretti degli armadi, dei due unicorni, simboli della potenza farnesiana.
Sulla parete di fondo, il quadro di Ettore Ballerini (sec. XX): La Madonna con il Bambino e le Sante Teresa d’Avila e Teresa di Lisieux.
Nelle tele delle lunette, eseguite nel 1689, sono riprodotti i possedimenti della famiglia Farnese ed altri paesaggi decorativi.